a cura di Gisella Carullo


Oggi per il consueto appuntamento con la Rubrica “Un caffè con l’autore” del nostro magazine online Cosmo Sommerso, ho avuto il piacere di intervistare, una giovane artista: Evelyn.


Evelyn é una ragazza di 28, originaria della Sicilia ma vive al Nord Italia.
È una illustratrice e disegnatrice autodidatta, adora disegnare maggiormente figure femminili ispirandosi alle figure della mitologia greca, di cui è una grande appassionata.
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Conosciamola meglio:

 Cosa vorresti che la gente notasse in primis delle tue opere ?
R. Il bello dell’arte è proprio che ognuno nota cose diverse. Guardare un disegno o un quadro è come guardare uno specchio. Mi incuriosisce vedere l’interpretazione che danno gli altri a ciò che disegno.
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D. Quando hai scoperto di avere la passione per l’ arte, nello specifico per il disegno ?
R. Quando ero molto piccola. E da allora non ho mai smesso.
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D. Hai coltivato la tua passione da autodidatta o hai frequentato dei corsi di preparazione?
R. Autodidatta.
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D. Hai in cantiere progetti futuri ?
R . Quest’anno usciranno dei nuovi libri con le mie copertine e illustrazioni: in primis, il quarto libro della collana Il Piccolo Male di Edizioni Underground? Inoltre il seguito di Gioco di sguardi di Roberta P.
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D. Parlaci un po di te, della tua arte, e di quello che vorresti esprimere con essa.
R. Oltre alla passione per il disegno, mi piacciono anche i libri, infatti disegno copertine e illustrazioni per alcune Case Editrici importanti, tra cui: Panesi Edizioni, Edizioni Open, ed Edizioni Underground. Ma collaboro anche con autori Self. Mi piace disegnare anche vignette umoristiche, ed oltre alla mitologia greca, mi ispiro anche al mondo Dark e Gotico.
Quello che vorrei riuscire a comunicare con la mia arte è proprio il mio mondo interiore.

Grazie Evelyn dell’ intervista per i Lettori di Cosmo Sommerso !

Per maggiori informazioni, potete visualizzare il Blog di Evelyn. Evelynartworksblog.wordpress.com

a cura di Matteo Covillo

Il 30 gennaio sarà una data da segnare sul calendario per tutti gli appassionati del trio comico più popolare d’Italia: Aldo, Giovanni e Giacomo tornano al cinema con Odio l’estate, undicesimo film insieme dopo le recenti avventure che li hanno visti divisi nell’ultimo anno.

Alla regia del film torna Massimo Venier, col quale i tre hanno realizzato i titoli più significativi della loro carriera (per citarne solo un paio Tre uomini e una gamba, col quale nel 1997 esordirono sul grande schermo, Così è la vita e Chiedimi se sono felice).

Il film, girato in otto settimane a metà strada tra Otranto e Milano, parla di tre famiglie che si ritrovano costrette a condividere la stessa casa al mare in affitto, nonostante appartengano a mondi completamente diversi: Giovanni nei soliti panni del pignolo che lo hanno reso popolare, Giacomo nelle vesti di un medico che non riesce a comprendere i malumori adolescenziali del figlio, e Aldo, un nullafacente appassionato di Massimo Ranieri.

I tre dovranno impegnarsi a condividere la stessa casa e a dover fronteggiare l’innamoramento di due figli, e soprattutto la fuga di uno di loro, che condurrà ad un incontro di questi mondi tanto diversi quanto divertenti da vedere insieme.

a cura di Matilda Balboni

Risultati immagini per vocazione di San matteo
http://www.gennarocucciniello.it/gc/caravaggio-la-vocazione-di-matteo-1599-1600-roma-san-luigi-dei-francesi-cappella-contarelli/

Nella chiesa di San Luigi, a Roma, vennero esposte tre opere di Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come Caravaggio, commissionate da Mathieu Cointrel; che ritraevano i tre momenti focali della vita di San Matteo: a sinistra l’opera “Vocazione di San Matteo”, al centro “San Matteo e l’angelo”, infine a destra “Il martirio di San Matteo”. Tutte e tre le opere sono rappresentate sotto una luce specifica, che mette in risalto il momento esatto, ma sono i toni più scuri i colori dominanti a incorniciare gli eventi. In particolare, in questo articolo, ci soffermeremo ad analizzare il primo quadro, realizzato tra il 1599 e il 1600, importante perché rappresenta il momento esatto in cui Gesù, accompagnato da San Pietro, entra da destra nella scena per annunciare la chiamata, l’invito alla predicazione e dunque la conversione da repubblicano (colui che riscuote le tasse ed imposte della società romana) ad apostolo, nonché seguace del Salvatore.

Il luogo che ospita la scena è piuttosto spoglio ma ampio, gli elementi che lo compongono sono semplici, danno l’idea di come si distribuisce lo spazio grazie alla loro collocazione. La finestra in alto possiede un solo scuro, aperto, annerito e opaco. Sotto di essa, due figure in piedi indicano proprio Matteo, seduto assieme ad altri uomini. Si tratta di Gesù, poco più indietro e San Pietro, non storicamente presente nelle scritture durante la chiamata a Matteo, ma intenzionalmente inserito da Caravaggio per simboleggiare la Chiesa nell’atto della conversione. Inoltre è riconoscibile dal momento che viene collocato tra Matteo e Gesù, come sulla terra il Papa è l’elemento d’interlocuzione tra gli uomini e Dio. I due personaggi sono differenziati dagli altri non solo per elementi particolari, come l’aureola leggermente abbozzata e posta sul capo di Gesù, ma anche dagli abiti antichi in contrasto con quelli popolani tipicamente seicenteschi (ciò per rendere il tutto più realistico) e per la distanza tra i due gruppi distinti. Il viso di Cristo è sereno, sicuro, per questo indica senza timore un uomo preciso, sa di non sbagliare. Il gesto della mano, la posizione delle dita è molto simile all’opera di Michelangelo: “Creazione di Adamo”, volutamente riprodotto per rivelare un senso di ammirazione, profonda stima e interesse nei confronti del talento e dell’artista Buonarroti. Pietro invece, dipinto di schiena, indica anch’esso Matteo ma con fare incerto, non sicuro che un futuro santo possa trovarsi proprio lì, in un posto così buio e “lontano” dal sacro.  Spostandosi verso destra lo spazio si riempie. Ad un tavolo, seduti su panche di legno, sono presenti cinque uomini. Il primo, davanti, ha il volto coperto dai capelli scuri, conta avidamente il guadagno della giornata, il secondo, visibilmente più avanti con l’età, lo controlla. Gli ultimi tre invece, si rendono conto dell’entrata in scena delle due figure sacre e prestano attenzione. L’uomo in mezzo, con la barba e il basco sul capo, si presume possa essere Matteo, giacché con la mano rivolge un cenno a sé stesso come per dire “Dite con me?”, in più non sembra interessato al denaro, portatore di malessere, astio e tristezza. Gli ultimi due individui sono giovani, vestiti bene e dai colori più accesi.

Abbiamo parlato dell’oscurità della scena, dello spazio riempito dalle posture, ma ora parliamo della luce… Il dipinto è diviso in due parti: la parte sottostante, in cui si svolge la vicenda, sviluppata da destra a sinistra e la parte sopra, il cui elemento principale è un cono di luce. Quest’ultima non proviene dalla finestra aperta, bensì si tratta della luce divina che scende sulla Terra simboleggiando la misericordia che dall’alto dei cieli entra da destra assieme a Cristo. Perché proprio da destra? Per rappresentare appunto il posto del Figlio a fianco del Padre celeste. L’illuminazione non è reale in quanto vengono evidenziate solo particolari espressioni, per mettere in luce il senso e la vera essenza della vicenda; producendo inoltre un particolare effetto di chiaroscuro.

Caravaggio adotta qui una nuova forma di concepire la sacralità e la sua interpretazione. Il tutto è una degna rappresentazione, presentata però in chiave fortemente realistica, incarnata appunto nella quotidianità e soprattutto nell’umanità del popolo.