a cura di Gisella Carullo


Oggi per il consueto appuntamento con la Rubrica “Un caffè con l’autore” del nostro magazine online Cosmo Sommerso, ho avuto il piacere di intervistare, una giovane artista: Evelyn.


Evelyn é una ragazza di 28, originaria della Sicilia ma vive al Nord Italia.
È una illustratrice e disegnatrice autodidatta, adora disegnare maggiormente figure femminili ispirandosi alle figure della mitologia greca, di cui è una grande appassionata.
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Conosciamola meglio:

 Cosa vorresti che la gente notasse in primis delle tue opere ?
R. Il bello dell’arte è proprio che ognuno nota cose diverse. Guardare un disegno o un quadro è come guardare uno specchio. Mi incuriosisce vedere l’interpretazione che danno gli altri a ciò che disegno.
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D. Quando hai scoperto di avere la passione per l’ arte, nello specifico per il disegno ?
R. Quando ero molto piccola. E da allora non ho mai smesso.
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D. Hai coltivato la tua passione da autodidatta o hai frequentato dei corsi di preparazione?
R. Autodidatta.
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D. Hai in cantiere progetti futuri ?
R . Quest’anno usciranno dei nuovi libri con le mie copertine e illustrazioni: in primis, il quarto libro della collana Il Piccolo Male di Edizioni Underground? Inoltre il seguito di Gioco di sguardi di Roberta P.
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D. Parlaci un po di te, della tua arte, e di quello che vorresti esprimere con essa.
R. Oltre alla passione per il disegno, mi piacciono anche i libri, infatti disegno copertine e illustrazioni per alcune Case Editrici importanti, tra cui: Panesi Edizioni, Edizioni Open, ed Edizioni Underground. Ma collaboro anche con autori Self. Mi piace disegnare anche vignette umoristiche, ed oltre alla mitologia greca, mi ispiro anche al mondo Dark e Gotico.
Quello che vorrei riuscire a comunicare con la mia arte è proprio il mio mondo interiore.

Grazie Evelyn dell’ intervista per i Lettori di Cosmo Sommerso !

Per maggiori informazioni, potete visualizzare il Blog di Evelyn. Evelynartworksblog.wordpress.com

A cura di Rubbuano Eros

Precedentemente, qui su Cosmo Sommerso, vi ho parlato riguardo l’importanza storica del restauro de “Il Fiuto di Sherlock Holmes” svolto dalla RAI, ed oggi ho il piacere di presentarvi l’intervista che ho svolto in esclusiva a Sebastiano Di Paola. Prima di iniziare l’intervista voglio introdurvi la figura di quest’ultimo. Egli lavora per la RAI da cinque anni come programmista della seconda serata delle fiction su Rai 1, inoltre si occupa anche del restauro di contenuti storici prodotti dalla stessa RAI.

La prima domanda e credo anche la più spontanea che si possa avere quando si è a contatto con persone del settore come Sebastiano è: 

Come funziona il restauro di una pellicola come quella de “Il fiuto di Sherlock Holmes”?

In ogni lavoro di restauro è sempre importante partire dal supporto master. In questo caso, trattandosi di una pellicola 16mm, l’optimum sarebbe stato acquisire digitalmente il negativo.

Tuttavia, dal momento che tale supporto richiederebbe una fase di stampa per avere una copia atta alla messa in onda, la Rai mantiene in Teca solo i positivi, mentre conservazione dei negativi viene affidata all’esterno.

La fase preliminare è stata dunque di riversare il positivo 16mm in digitale, codificato in Avc 100Mb, in due step successivi per acquisire la traccia audio italiana e quella inglese.

In seguito i file generati vengono importati in Avid ed elaborati.

Anzitutto vengono sincronizzate le colonne sonore ita/eng, si normalizza l’audio per i livelli di messa in onda e si eliminano eventuali difetti come rumore audio, rumble, scrosci ecc.

Poi si passa alla ripulitura e aggiustamento dei fotogrammi sporchi o macchiati, sia da negativo originale sia da supporto attuale, e alla riparazione di eventuali danni della pellicola (graffi, rigature) e delle giunte visibili.

Successivamente si effettua la correzione colore per eliminare possibili difetti di stampa e da deterioramento del supporto, e per rendere coerente la colorimetria complessiva.

Da ultimo si opera la riduzione del rumore video tramite software dedicati.

Il risultato finale è un file idoneo alla messa in onda, in formato .mxf 1080 50i, che mantiene l’aspect ratio originale (in questo caso 4:3).

Quanto tempo ci vuole per restaurare un’opera televisiva?

Per ottenere un prodotto esteticamente valido, a seconda delle condizioni del supporto utilizzato, occorrono mediamente 5/7 turni lavorativi per ogni puntata della durata approssimativa di 20 minuti.

Tuttavia, questi turni non possono essere programmati consecutivamente per non ostacolare il lavoro su opere destinate a una più ravvicinata messa in onda. Per cui i tempi per completare l’intera serie si dilatano non poco.

Per quel che riguarda gli altri principali supporti originali, cioè da 1 pollice, 2 pollici e D2, vi sono alcune tecniche specifiche per eliminare i difetti peculiari.

A tu per tu con un restauratore RAI: Parte Seconda

Nella prima parte di quest’intervista abbiamo scoperto il lato più tecnico del restauro di un contenuto audiovisivo. In questa seconda parte invece ci addentreremo maggiormente nell’ultimo restauro di Sebastiano Di Paola, ovvero “Il fiuto di Sherlock Holmes”. Dove Sebastiano ha ricoperto il ruolo di coordinamento e supervisione artistica.

Perché avete deciso di restaurare un opera come “Il fiuto di Sherlock Holmes”?

Il restauro delle serie storiche della Rai è un lavoro che ho intrapreso da diversi anni, allorché ho cominciato a curare la programmazione notturna della fiction su Rai1.

Mi ero accorto che la qualità dei riversamenti disponibili in Teca spesso non era al livello dell’eccellenza qualitativa che contraddistingue il prodotto Rai, né peraltro erano disponibili i riversamenti in Hd di moltissime opere in pellicola (diverso è il discorso per le opere registrate in magnetico da origine, che hanno risoluzione nativa 720×480, e delle quali non effettuo l’upscaling).

Pertanto, con l’ausilio indispensabile dei tecnici Rai, mi sono dedicato al recupero e al restauro del materiale che avevo scelto per la programmazione.

La serie di Miyazaki è solo l’ultima tra le opere di grandi registi di cui ho diretto il restauro, tra le quali mi piace ricordare “Il mistero di Oberwald” di Michelangelo Antonioni, del 1980 con Monica Vitti, (primo film nella storia a essere registrato direttamente su supporto magnetico (bobina da 2 pollici): il coevo “One from the heart” di F. F. Coppola, infatti, venne ripreso in pellicola che veniva automaticamente riversata, tramite un sensore, su supporto magnetico. Questo fondamentale particolare mi è stato rivelato dal maestro Luciano Tovoli che mi ha fatto l’onore di supervisionare l’intero restauro.

“Giulia e Giulia”, il primo film al mondo realizzati in Alta Definizione, nel 1987, per la regia di Peter Del Monte, con Kathleen Turner, Sting e David Byrne, è un’altra opera che mi desidero segnalare, iscrivendosi nel recupero integrale e nell’acquisizione in Teca dell’intera library delle opere pionieristicamente realizzate dalla Rai in Alta Definizione a partire dal 1983 sino al 1995, inizialmente con il sistema analogico giapponese sviluppato dalla Sony e, proprio dal 1987, con quello analogico prima, e quello digitale poi, sviluppati in Europa secondo un diverso e più avanzato standard da un consorzio di aziende promosso dalla Comunità Europea.

La serie “Il fiuto di Sherlock Holmes” in passato è stata un po’ bistrattata a livello di trasmissione dalla Rai, ma grazie a RaiPlay ottiene una nuova “vita”. Perché secondo lei è un prodotto da rilanciare sulla piattaforma digitale?

Anzitutto perché adesso è disponibile in Hd.

Secondo poi perché il coproduttore giapponese, la Tokio Movie Shinsha, con estrema correttezza, ha concesso che i diritti web, all’epoca del contratto (1981) neanche ipotizzabili, fossero ricompresi nei medesimi diritti broadcast facenti capo alla Rai.

In terzo luogo, ma è forse questo l’aspetto principale, attraverso la piattaforma Rai Play la fruibilità dell’opera viene estesa a una platea più ampia di quella raggiungibile con il palinsesto classico.Oltretutto, dopo l’anteprima dei primi due episodi restaurati nell’ambito della rassegna “Alice nella città” della Festa del Cinema di Roma, vista la complessità e la durata della lavorazione, si è ritenuto opportuno rendere immediatamente disponibile un primo blocco di puntate, cosa che, invece, sarebbe stata difficilmente inquadrabile in un palinsesto orizzontale.

Cosa significa per lei questo restauro?

Come per altre opere di grandi Maestri è una sfida e una responsabilità nel ricostruire, interpretare fedelmente e restituire nella sua integrità lo spirito e l’intento dell’Autore, nonché un’opportunità unica di crescita professionale.

Quale opera del passato di qualsiasi tipo le piacerebbe digitalizzare e restaurare?

I miei prossimi impegni, oltre a proseguire con “Il fiuto di Sherlock Holmes”, si concentreranno sulla messa a punto di “Il giornalino di Gian Burrasca”, per poterlo programmare, quale omaggio a Lina Wertmuller che lo diresse nel 1964, in occasione della prossima cerimonia degli Oscar in cui verrà mostrata al pubblico la consegna dell’Oscar alla carriera alla regista.

In seguito mi dedicherò al restauro di “Diario di un maestro”, importante miniserie di Vittorio De Seta del 1973, con Bruno Cirino, di cui diresse la fotografia Luciano Tovoli, dei cui preziosi insegnamenti spero di potermi valere anche in quest’occasione.

Infine, per ora, lavoreremo su “Orzowei”, una serie televisiva di grande successo del 1977, tratta da un famoso romanzo del maestro Manzi.

Siamo arrivati alla conclusione di questo viaggio alla scoperta dei restauri e delle teche RAI. Ringrazio enormemente Sebastiano Di Paola per la disponibilità e per il lavoro che sta svolgendo. Spero che questo viaggio vi sia piaciuto.

Intervista di Emanuela Francini

Il cortometraggio “Essere diversi” fa cinema sociale. Sensibilizza il pubblico che visiona il prodotto audiovisivo e partecipa alla lotta contro il bullismo, soprattutto se indirizzato verso persone diversamente abili. È un inno alla diversità come fonte di ricchezza e  rivendica il diritto di essere se stessi.


Ha ottenuto numerosi riconoscimenti: il premio Giuria Popolare al CortoDino Film Festival, il premio Miglior Sceneggiatura al Festival del cinema di Mercogliano “Ciak White Days”, il premio Miglior Cortometraggio fuori concorso al “Cortisonanti International Short Film Festival” e una menzione speciale della Accademia del Cinema di Napoli “Grenoble” per l’alto valore sociale ed educativo dell’opera.
Conosciamo meglio il regista e protagonista Francesco Musto, il quale ha interpretato il bullizzato Fabio.

Come ti sei avvicinato al mondo del cinema?
<< Cinema e sport sono le mie due grandi passioni, coltivate con tenacia.
Sin da bambino ho sempre visto tantissimi film. Mi sono puntualmente calato nei personaggi, ho imparato interi film a memoria soprattutto quelli di Salemme. Imparando a memoria le battute mi chiedevo come funzionasse dietro la macchina da presa. E così amavo il cinema nel senso autentico, nel suo farsi e viversi.Un mondo al quale mi sono avvicinato in modo precocissimo, come spettatore per la prima volta sul set di un film del fratello di Carlo Verdone dove c’era anche Massimo Ranieri. Poi come attore in diversi film indipendenti dove mi ci sono trovato praticamente per gioco grazie al mio attuale fonico Armando Marano!>>

Racconta della tua esperienza su set di Essere Diversi.
<<Il set come attore lo vivo sempre in modo diverso, ogni volta provo delle sensazioni diverse, quella che non cambia mai è l’energia che mi regala, mi trasmette una forza e una positività incredibile, mi fa sentire bene. Vivo il set in maniera molto seria, in questo caso anche in maniera molto serena. Inizialmente ero teso, questa volta dovevo concentrarmi su di me ma anche su tutti gli altri. Grazie ad un gruppo di attori, tecnici e collaboratori che si sono impegnati al massimo e hanno reso questa mia prima da regista una fantastica esperienza, siamo partiti da squadra e abbiamo finito come una famiglia.
Il mix di sensazioni che si provano sono incredibili, su tutte mi viene in mente la scena del bagno dove si passò da uno stato d’animo a quello opposto in 30 secondi, di per sè una scena difficile, cruenta, c’era un po’ di tensione sul set anche perché si trattava di una delle due scene più importanti del corto e non potevano sbagliare dato che mi dovevano fare la pipí addosso, per far sì che il pantalone assorbisse  ne avevamo dovuti comprare 3 paia di discutibile qualità in un negozio di articoli cinesi in modo che notasse  il bagnato anche in macchina. Nella drammaticità del momento vuoi per il valore della scena, vuoi perché avevamo solo 3 pantaloni i ragazzi mi fecero la pipì dalla coscia in su e non dalla coscia in giù come da indicazioni, non potevo assolutamente muovermi perché c’erano altre inquadrature da fare e il fatto che sarei rimasto bagnato e da li a poco in mutande rese il tutto molto divertente!>>
 
Nel cortometraggio interpreti un ragazzo bullizzato di nome Fabio.  A te, invece, è mai capitato di essere vittima di bullismo? Oppure hai mai conosciuto qualcuno che ne fosse vittima, o meglio, fosse bullo?
<< Nel cortometraggio interpreto Fabio un ragazzo vittima di bullismo non a causa della sua disabilità, semplicemente perché Fabio era ritenuto e visto come un ostacolo dal bullo, per poter arrivare ad Arianna che era legata fortemente a Fabio. Ci tengo a precisare che l’episodio riportato nel corto è accaduto più volte nella realtà e in una di queste la vittima era un ragazzo “normale”. Il fatto che il protagonista in questo caso fosse  disabile è figlio di una scelta registica e personale. Nelle vesti del primo penso di aver dato alla scena un impatto emotivo ancora più forte. Personale perché ho voluto fortemente interpretare io il bullizzato, in quanto non ne sono mai stato vittima, sono stato fortunato, sono cresciuto tra amici che mi volevano e mi vogliono  bene e una famiglia che mi ha formato un carattere capace di gestire anche le situazioni più complicate.  Quindi chi, meglio di me poteva vestire i panni di un ragazzo che potenzialmente potevo essere io visto che appartengo alla famosa “fascia protetta”?!
Ho conosciuto bulli e bullizzati, spesso conoscendoli mi sono  reso conto che la vittima era anche il bullo, vittima perché vivono spesso dei disagi personali e familiari che li spingono  per noia, per frustrazione a scaricare su qualcuno incapace di difendersi le proprie insicurezze e la propria rabbia! Infondo sono persone che vanno comprese e aiutate, sono persone deboli soprattutto mentalmente, l’unico modo che hanno per sentirsi in qualche modo superiori  ai propri occhi e a quelli degli altri è quello di imporsi fisicamente con un debole>>.

Cosa consigli, invece, ai bulli e a coloro che soffrono di bullismo?
<< Consiglio ai bulli di sfogare la propria rabbia in modo diverso e al posto di aggredire, avvicinarsi e conoscere cosa c’è dietro la debolezza di quella che potrebbe essere una potenziale “preda”.
A chi è vittima consiglio di denunciare, di parlare con chiunque voglia, sia esso un parente, un amico un collega senza sentire il peso di poter essere giudicati perché essere una vittima non è una colpa. L’invito va anche a chi è testimone di atti di bullismo, siamo figli di un popolo che vive di pane e omertà, vorrei ricordare loro che il bullismo si trasforma, cambia vestiti ma si trova in qualunque ambiente, dalle scuole agli uffici, dai carceri agli ospedali quindi spezzate questa catena di omertà e denunciate perché potrebbe capitato ad un un figlio o a loro direttamente! >>

Secondo te il bullismo con la giusta attenzione nella nostra società?
<< Il bullismo attualmente sembra finalmente un argomento “sdoganato” e si sta iniziando a dargli il giusto peso. Combatterlo è difficile, spesso è difficile anche capire quando c’è un episodio di bullismo perché è fatto in maniera talmente velata che è difficile accorgersene, l’ho notato soprattutto nelle scuole dove spesso i professori tendono a sminuire o a far finta di non vedere azioni che ad un soggetto debole possono far male! >>

Cosa significa per te essere diversi?
<< Per me essere diversi nel modo di agire, vuol dire scegliere con la propria testa, non farsi influenzare dagli altri e possibilmente fare la scelta giusta, perché l’essere diverso non è quello fisico che è palese  a tutti, per tutti sin da subito ma bensì quella interiore! >>

Che consiglio dai, a chi come te, sogna di fare il regista?
<< Per chi sogna di diventare regista consiglio di fare di tutto affinché quel sogno diventi realtà, di non arrendersi alle prime avversità, in questo mondo in particolare persistere e resistere è fondamentale >>.

Hai progetti futuri?
<< Attualmente ho vari progetti in cantiere che spero di concretizzare quanto prima! >>