a cura di Gisella Carullo

Zagor è un personaggio dei fumetti ideato nel 1961 da Guido Nolitta (pseudonimo di Sergio Bonelli) e realizzato graficamente da Gallieno Ferri, protagonista della omonima serie a fumetti pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore; la serie inizialmente era pubblicata in formato a strisce per poi passare nel 1965 sulla collana Zenith Gigante nel classico formato bonellide. Pubblicata ininterrottamente da oltre cinquant’anni la serie ha superato i 600 volumi venendo più volte ristampata. Il personaggio rappresenta uno dei più celebri tarzanidi italiani e fa parte della storia del costume italiano. Gli è stato dedicato un documentario nel 2013.  Zagor, nella prima metà del diciannovesimo secolo si batte per mantenere la pace, proteggere le tribù indiane e dare la caccia ai criminali. Il vero nome di Zagor è Patrick Wilding. Suo padre Mike è stato un ufficiale dell’esercito ucciso insieme alla madre Betty dagli indiani Abenachi. Rimasto orfano vien adottato da uno strano trapper che vive nella foresta di nome Nathaniel Fitzgeraldson (detto Wandering Fitzy). Cresce cercando di vendicare la morte dei genitori ma scopre che suo padre si era reso responsabile della morte di indiani innocenti, motivo per il quale venne ucciso per vendetta dagli Abenachi dal bianco Salomon Kinsky.

Presa dimora in una capanna costruita su un isolotto circondato dalle sabbie mobili, in una palude della foresta di Darkwood, Zagor inizia la sua opera pacificatrice, mitizzato dagli indiani che lo credono uno spirito immortale e rispettato dai bianchi che ben ne conoscono le capacità.  Vestito del suo inconfondibile costume rosso dalla foggia indiana, con il simbolo dell’Uccello Tuono sul petto, combatte per la Giustizia, usando la pistola, ma soprattutto una scure di pietra che maneggia con incredibile maestria. Agile, forte e atletico, Zagor sfrutta queste sue doti per far credere di essere un messaggero di pace del Grande Spirito. Non è un solitario e arrogante giustiziere: al contrario! Leale e generoso, nonché dotato di un animo vagabondo, Zagor ha numerosi amici ed è pronto ad accorrere, accompagnato dal fedele amico Cico, dovunque ci sia bisogno di lui.  E guai ai malvagi che sentono echeggiare il suo grido di battaglia!

Strenuo difensore della foresta e dei nativi americani, le sue armi sono la pistola e una scure indiana fatta con una pietra arrotondatate si ritrova a fronteggiare rivolte indiane come invasioni extraterrestri e oltre agli abituali abitanti come indiani e trapper si possono incontrare ThugVichinghiEschimesi e creature fantastiche come vampirilupi mannari e altri personaggi

Suo inseparabile compagno è il messicano Cico (il cui nome completo – anche se compaiono varianti infinite – è Cico Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales), grassottello, basso, perennemente affamato, un po’ tonto, pauroso, ingenuo e protagonista di siparietti comici spesso causati dalla sua imperizia. Nonostante questo talvolta dimostra qualità nascoste in grado di stupire positivamente.

Le storie sono ambientate in un far west fantastico incentrate sulle avventure del personaggio noto anche come lo Spirito con la Scure sempre accompagnato dalla spalla comica Cico. Le storie, partendo da una ambientazione western, si caratterizzano per la varietà degli spunti, dei temi, dei personaggi e delle situazioni, con una notevole commistione di generi, dal western al fantasy alla fantascienza; si può definire come un fantawestern. Zagor vive nella immaginaria foresta di Darkwood ma con riferimenti reali situata vicino ai Grandi Laghi e al Canada nei primi decenni dell’Ottocento, Darkwood è un luogo di pura fantasia dove accadono fatti strabilianti; si mostra d’aspetto tipicamente paludoso nonostante sia ipoteticamente ambientato nel nord est degli Stati Uniti

Con questi elementi che mescolano abilmente Tarzan, Davy Crockett e l’Uomo Mascherato, Sergio Bonelli, con lo pseudonimo di Guido Nolitta, ha dato il via, nel 1961, a una saga tuttora in evoluzione, che ha saputo conquistare i favori di un numeroso pubblico, grazie anche alla varietà delle storie che, partendo da una ambientazione western da Vecchia Frontiera e garantendo sempre e comunque abbondanti dosi di avventura, spaziano dai temi horror a quelli fantascientifici, dalla magia al giallo. Il personaggio è stato creato graficamente dall’abile mano di Gallieno Ferri.

a cura di Eros Rubbuano

Se vi dico Madonna di Montevergine vi viene in mente qualcosa? Di sicuro no perché la storia che vi sto per narrare all’interno di questo articolo è poco conosciuta. In realtà è uno dei quei casi in cui i le coppie gay si incontrano con la fede cristiana. Infatti secondo una leggenda la Madonna del santuario della Madonna di Montevergine, chiamata anche Mamma Schiavona, avrebbe salvato una coppia omosessuale dalla morte. 

La leggenda racconta,infatti, che il due febbraio 1126 due femminelli (termine utilizzato per indicare gli omosessuali con segni espressivi femminili molto marcati) vennero banditi dal paese e imprigionati dentro un albero e successivamente bloccati da delle lastre fatte di ghiaccio. Questa tortura gli avrebbe sicuramente uccisi, ma la Madonna decise di intervenire apprendo il cielo coperto da delle nuvole e colpì con dei raggi di sole le lastre di ghiaccio che si sciolsero permettendo quindi ai due ragazzi di fuggire.

Non si sa quando ci sia di vero in questa leggenda. Molto probabilmente niente, ma è importante far risaltare storie come queste perché forse ci fanno sperare che la chiesa cristiana si apra ad almeno una parte della comunità LGBT. Inoltre questa leggenda non è la sola che popola l’unione fdra questi due “mondi” basta pensare alla storia dei santi Sergio e Bacco e delle due donne Noemi e Rut.

Topolino, conosciuto negli Stati Uniti d’America, così come in molti altri paesi, come Mickey Mouse, è un personaggio immaginario dei fumetti e dei cartoni animati creato il 16 gennaio 1928 da Walt Disney e Ub Iwerks, e successivamente sviluppato da Floyd Gottfredson, fra i più famosi fumettisti al mondo e icona stessa della Walt Disney Company e della cultura popolare mondiale.

Nel 1932 viene assegnato a Disney uno speciale Oscar per la creazione del personaggio di Topolino. La notizia giunge anche in Italia e l’editore Giuseppe Nerbini decide di dedicare un intero giornale illustrato al nuovo personaggio che esordirà il 31 dicembre 1932, anticipando di appena un mese la prima pubblicazione statunitense, il Mickey Mouse Magazine edito da Herman Kamen nel formato digest che più tardi avrebbe fatto il successo, in Italia, di una nuova iniziativa editoriale dedicata all’eroe Disney. La rivista di Kamen, però, veniva distribuita solo nei grandi magazzini o nelle sale che proiettavano i film: per la diffusione nelle edicole bisognerà infatti attendere il 1935. Sulla falsariga del celebre Corriere dei Piccoli, anche Topolino ha una periodicità settimanale aprendosi con una breve storia in cui le didascalie sono scritte in rima realizzata da Giove Toppi ma trovano spazio soprattutto le strisce e le tavole realizzate da Floyd Gottfredson, mentre il primo episodio in assoluto a fumetti realizzato dai suoi creatori con la collaborazione di Win Smith e apparso in originale il 13 gennaio del 1930 verrà proposto da Nerbini solo nel 1934, su un supplemento al giornale, con il titolo Le audaci imprese di Topolino nell’isola misteriosa. Questa edizione italiana rispetto all’originale si avvalse di Giorgio Scudellari che corresse alcuni errori e incongruenze presenti nella storia.

I fumetti di Topolino esordirono in Italia il 30 marzo 1930 sul n. 13 del settimanale torinese Illustrazione del Popolo dove fu pubblicata la prima striscia disegnata da Ub Iwerks e intitolata Le avventure di Topolino nella giungla. Due anni dopo venne pubblicato il primo libro illustrato: “Sua Altezza Reale il Principe Codarello” (Cappelli Editore) e, poco più tardi, il 31 dicembre 1932, esce il primo numero del settimanale a fumetti Topolino, in formato giornale simile al Corriere dei Piccoli, edito dalla casa Editrice Nerbini; il primo numero si apriva con una breve storia realizzata da Giove Toppi con didascalie in rima opera del direttore Paolo Lorenzini; successivamente vennero pubblicate le strisce e le tavole realizzate da Floyd Gottfredson. Viene anche assegnato il nome definitivo a Pippo, spalla di Topolino, che sui libri della Salani veniva ancora chiamato Medoro.

Con il n°137 di Topolino dell’11 agosto 1935 la testata incominciò a essere pubblicata dalla Mondadori che conservò la linea editoriale di Nerbini pubblicando oltre al materiale disney anche altre serie americane. Inoltre in aggiunta la Mondadori creò altre testate incentrate sui personaggi della Disney come la collana Nel regno di Topolino che risulta essere il primo comic book dedicato al personaggio nato anche prima di quelli americani. Presentava le storie quotidiane e settimanali in un unico albo e rimontate nel tipico formato di albi come Four Color o Walt Disney’s Comics and Stories, con una copertina opera di Antonio Rubino artefice della grafica de I tre porcellini, altra collana Mondadori esordita nel 1935 e ispirata all’omonimo corto animato del 1933 che servì all’editore come trampolino di lancio per avvicinarsi ai diritti del personaggio principale della scuderia Disney.

In quegli stessi anni, però, le iniziative con Topolino protagonista erano molte: gli editori Frassinelli di Torino e Salani di Firenze dedicarono alcuni volumi al personaggio come la versione italiana della raccolta Big Little Books. Ogni volume di circa 300 pagine raccoglie dei racconti che alternano alle pagine di solo testo delle pagine di sole illustrazioni tratte dai fumetti.

Il rapporto tra Walt Disney e Arnoldo Mondadori è proficuo per entrambi ma, nel 1938, il Ministero della Cultura Popolare impose alla stampa delle restrizioni che impedirono la pubblicazione di fumetti americani; tuttavia, grazie ai rapporti fra l’editore e Mussolini, sulla testata Topolino, pur sparendo le altre serie a fumetti americane, vennero risparmiate quelle della Disney, che furono pubblicate fino al n° 477 del 3 febbraio 1942, quando, in piena seconda guerra mondiale, l’editore fu costretto a cedere alle restrizioni. L’ultima storia di Topolino pubblicata fu Topolino e l’illusionista. A partire dal numero successivo (nº 478 e con data 10 febbraio 1942), che comunque continuava a conservare la vecchia testata, le storie a fumetti di Topolino furono sostituite da quelle di Tuffolino, un ragazzetto dalle medesime caratteristiche fisiche e disegnato da Pier Lorenzo De Vita, mentre Minnie divenne Mimma. Nel corso della sua vicenda editoriale Topolino è passato nel 1988 alla Walt Disney Italia e, dal 2013, a Panini Comics. Decenni che hanno definito quella “via italiana alla Disney” conosciuta del mondo: grandi autori, grandi storie, sviluppo dei personaggi classici e invenzione di nuovi eroi.

Sono nate anche le “grandi parodie” Disney, a partire da quell’ “Inferno di Topolino” che, proprio nel 1949 ha portato, come mai prima di allora, la nostra letteratura nel mondo disneyano. Nella rivisitazione della Divina Commedia di Guido Martina (testi) e Angelo Bioletto (disegni), Pippo era Virgilio, Topolino Dante e le didascalie erano scritte in terzine. Sono seguiti omaggi e storie ispirate a classici, soprattutto italiani (i “Promessi sposi” ad esempio sono diventati “Promessi paperi” nel 1976 e “Promessi topi” nel 1989) ma non solo: l’Odissea è stata rivisitata nel 1961, sempre a firma di Martina, ma anche in una nuova saga pubblicata lo scorso anno.

Da sempre il rapporto con la cultura italiana, contemporanea e non, è stato strettissimo. Hanno realizzato soggetti e storie per “Topolino” Enzo BiagiMario Monicelli,  Alessandro Baricco (che ha riscritto il suo “Novecento”), Susanna TamaroRenzo ArboreVincenzo Mollica. Spesso maestri del fumetto hanno incontrato i grandi maestri del cinema. E’ il caso, tra i tanti, di “Topolino presenta: La Strada – Omaggio a Federico Fellini”. Molti vip e personaggi televisivi sono stati trasformati in paperi (da Francesco Totti a José Mourinho, da Fiorello a Jovanotti, da Mike Bongiorno al commissario Montalbano), e molti paperi sono stati inventati di sana pianta. Topolino ha fatto giornalismo a fumetti quando ancora la definizione “graphic journalism” non era di moda, con le vere interviste realizzate a personaggi dello spettacolo e dello sport, ma non solo, da improbabili reporter come Paperino e Paperoga. 

Articolo a cura di Gisella Carullo