a cura di Michele Sgamma

Fa bene alla cucina moderna, considerata la nuova arte, il bombardamento mediatico? Oppure è meglio ritornare alle vecchie tradizioni dove si cucinava per stare in famiglia?

Credo che ai giorni nostri la cucina possa ormai, a tutti gli effetti, essere considerata un’arte. Noi italiani siamo i maggiori importatori di quest’arte, da nord a sud ci destreggiamo da sempre in un walzer di sapori e di colori. 

C’è chi di quest’arte ne ha fatto una professione, chi un hobby e chi semplicemente è diventato un seguace delle varie e molteplici trasmissioni televisive che si susseguono quotidianamente sulle reti, dove affermati o improvvisati chef si danno battaglia sotto i riflettori a suon di succulente ricette. 

Una volta per cercare una buona ricetta bisognava sfogliare interi volumi di cucina, che la mamma o la nonna tenevano impilati di solito su una mensola in cucina, ora basta sintonizzare la tv su un qualsiasi canale per poter ammirare veri e propri capolavori culinari, spesso inseriti in sfide all’ultima padella. Dal salato al dolce, dai primi ai secondi, dall’ormai famoso street food alla più rinomata cucina avantgarde, uno dopo l’altro sfilano sotto i nostri occhi, come bellissime tele, le pietanze più disparate e succulente. 

La passione che incontra l’arte, la cucina che non è più solo il luogo dove pranzare o cenare, ma un vero e proprio laboratorio, dove si crea, dove nascono nuove idee, nuove forme e nuovi stili. Dalle mani fatate dei sapienti chef, i piatti della tradizione rivisitati in chiave moderna fanno bella mostra di sé in presentazioni altrettanto moderne, senza perdere la loro storia, così come i cibi futuristici, creati con altrettanta sapienza dalle esperte mani di chef visionari ed eclettici. La cucina diventa così il laboratorio d’arte culinario, una vera e propria mostra dove ammirare capolavori del gusto. 

Nasce così la competizione serrata, nasce la corsa all’ultimo secondo di orologio. Uno su mille ce la fa diceva qualcuno. Il Michelangelo dei fornelli sta per nascere. Tutti gli altri tornino alle loro occupazioni. Per loro non c’è posto. Non perché non siano bravi, non perché non siano anche loro artisti, ma è la pura e semplice legge del mercato televisivo. 

La televisione vuole questo, farci godere con loro, farci quasi assaporare e desiderare i loro piatti, farci ammirare le loro tele, giudicarli e poi metterli da parte, dimenticarli. Avanti il prossimo. Il dito implacabile del giudice è puntato, il verdetto è stato emesso, l’ingranaggio è oliato e la spietata macchina televisiva funziona alla perfezione. Tutto finisce nel tritacarne mediatico. Ma tutto questo fa davvero bene ai nostri valori e alle nostre tradizioni? 

Riportiamo l’arte alla pura essenza, alla gioia di esprimersi, senza giudizi, senza condanne, che ritorni il divertimento puro e semplice di fare le cose con gusto, per noi e la nostra famiglia, non per gli altri. E in una cucina che va sempre più verso un universo biologico, che rivivano le antiche tradizioni. Come dice il detto: Impara l’arte e mettila da parte, in forno a 220 gradi per 25 minuti