a cura di Luigi Chianese

È ormai trascorso qualche giorno dall’ inizio del 2020 e come di consuetudine ormai, all’alba del nuovo anno, tutti noi ci rifugiamo nei cassetti più remoti della nostra mente alla ricerca di forti cariche motivazionali nella solenne speranza di raggiungere nuovi obiettivi durante l’anno. In questi primi giorni si è parlato tanto della sorprendente scelta del ormai ex-capitano nonché astronauta Samantha Cristoforetti (una donna che di obiettivi ne ha raggiunti, e direi anche tanti) di abbandonare la Forza Armata dell’Aeronautica Militare e dedicarsi unicamente al proprio lavoro presso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). È importante ora definire come sia molto comune tra gli astronauti rimanere presso i corpi militari di loro appartenenza e lavorare contemporaneamente a progetti di agenzie spaziali. La scelta quindi ha sorpreso in molti, compreso i vertici della Forza Armata che mai si sarebbero aspettati la separazione. Si è vociferato che siano state proprio alcune pressioni di alcuni appartenenti al corpo militare che abbiano indotto Samantha a scegliere di svestirsi della divisa militare e indossare solo ed esclusivamente quella da cosmonauta.

L’astronauta si è detta realmente felice di abbracciare i nuovi progetti ESA e la nuova missione spaziale che la aspetta, ponendo dunque il passato alle spalle. Come lei, tantissimi uomini e donne hanno provato a percorrere l’arduo e faticoso processo di selezione che porta un singolo individuo arrivare all’interno di una grande famiglia, quella spaziale. A tal proposito il nostro Paese vanta una ricca lista di grandi nomi che hanno contribuito allo sviluppo scientifico nello Spazio e che hanno potuto ammirare la Terra dall’alto.

Ecco chi sono coloro che sin da bambini hanno tenuto sempre fissi gli occhi puntati al cielo: gli italiani che ce l’hanno fatta.

Franco Malerba, nato il 10 ottobre 1946 a Busalla (Genova), è stato il primo astronauta italiano che ha viaggiato nello Spazio. Astronauta dal 1991, ha compiuto un unico viaggio spaziale nel 1992 utilizzando lo Space Shuttle Atlantis. Il ruolo ricoperto è stato quello di “prime payload specialist” per la missione Tss-1 della Nasa, volo spaziale Sts-46, per il quale si è addestrato per un anno intero presso il Johnson Space Center della Nasa a Houston. Ha trascorso nello Spazio 7 giorni, 23 ore e 15 minuti.

Maurizio Cheli, nato il 4 maggio 1959 a Zocca (Modena), è stato collaudatore dell’Alenia Aeronautica e responsabile dello sviluppo del caccia europeo Eurofighter Typhoon. Astronauta dal 1993, ha compiuto un unico viaggio spaziale nel 1996 utilizzando lo Space Shuttle Columbia. Il ruolo ricoperto è stato quello di “mission specialist” nel volo spaziale Sts-75, per il quale si è addestrato per tre anni presso il Johnson Space Center della Nasa a Houston. Ha trascorso nello Spazio 15 giorni, 17 ore e 41 minuti.

Umberto Guidoni, nato il 18 agosto 1954 a Roma, è stato il primo europeo a mettere piede all’interno della Stazione spaziale internazionale. Astronauta dal 1995, ha compiuto due viaggi spaziali nel 1996 e nel 2001 utilizzando gli Space Shuttle Columbia e Space Shuttle Endeavour. I ruoli ricoperti sono stati quelli di “specialista di carico utile del volo spaziale Sts-75 e assemblaggio della Stazione spaziale internazionale”, per i quali si è addestrato per anni presso il Johnson Space Center della Nasa a Houston. Ha trascorso nello Spazio 27 giorni, 15 ore e 12 minuti.

Roberto Vittori, nato il 15 ottobre 1964 a Viterbo è l’astronauta italiano con il maggior numero di missioni all’attivo. Astronauta dal 1998, ha compiuto tre viaggi spaziali nel 2002, nel 2005 e nel 2011 utilizzando lo Space Shuttle Endeavour e le navicelle russe Soyuz. I ruoli ricoperti sono stati quelli di “pilota Soyuz e responsabile esperimenti scientifici” per i quali si è addestrato per anni spostandosi tra il Johnson Space Center della Nasa a Houston e Star City in Russia. Ha trascorso nello Spazio 35 giorni, 12 ore e 26 minuti.

Paolo Nespoli, nato il 6 aprile 1957 a Milano, è stato ufficiale dell’Esercito Italiano, il primo militare astronauta scelto non proveniente da forze armate aeree. Astronauta dal 1998, ha compiuto due viaggi spaziali nel 2007, nel 2010 utilizzando lo Space Shuttle Discovery e la navicella russa Soyuz. I ruoli ricoperti sono stati quelli di “mission specialist dell’Esa per le missioni Esperia e MagISStra”, per i quali si è addestrato per anni presso il Johnson Space Center della Nasa a Houston. Ha trascorso nello Spazio 174 giorni, 9 ore e 40 minuti.

Luca Parmitano, nato il 27 settembre 1976 a Paternò (Catania), è il primo (e finora unico) astronauta italiano ad effettuare una passeggiata spaziale. Astronauta dal 2009, ha compiuto un viaggio spaziale nel 2013 e uno nel 2019, utilizzando le navicelle russe Soyuz per i lanci. I ruoli ricoperti sono stati quelli di “ingegnere di volo nel 2013, e quello di comandante a bordo della Stazione spaziale internazionale nel 2019”, per i quali si è addestrato per anni spostandosi tra il Johnson Space Center della Nasa a Houston, il centro dell’Esa a Colonia, Star City in Russia, Canada e Giappone. Ha trascorso nello Spazio più di 200 giorni ed attualmente è ancora a capo della ISS (International Space Station).

Samantha Cristoforetti, nata il 26 aprile 1977 a Milano è la prima donna italiana ad essere stata inserita negli equipaggi dell’ESA. Astronauta dal 2009, ha compiuto un viaggio spaziale nel 2014 utilizzando la navicella russa Soyuz per il lancio. Il ruolo ricoperto è stato quello di “responsabile degli esperimenti scientifici e ingegnere di volo delle navicelle Soyuz.”, per i quali si è addestrata per anni spostandosi tra il Johnson Space Center della Nasa a Houston, il centro dell’Esa a Colonia, Star City in Russia, Canada e Giappone, proprio come il suo collega Parmitano. Ha trascorso nello Spazio 199 giorni, 16 ore e 42 minuti.

a cura di Luigi Chianese

Il nuovo anno ha donato alla comunità scientifica una scoperta sensazionale. 

La NASA ha annunciato che il satellite TESS, il cacciatore di esopianeti (mondi simili per caratteristiche alla Terra), ha scoperto un pianeta delle dimensioni della Terra sul quale potrebbe esserci acqua e che potrebbe risultare abitabile. Il pianeta, chiamato “TOI 700 d”, è considerato relativamente vicino alla nostra cara amata Terra: a soli 100 anni luce di distanza. Il corpo celeste si trova all’interno di un sistema planetario costituito da tre pianeti in orbita attorno al 700esimo “obiettivo di interesse” identificato dal satellite Tess, da cui il nome Toi-700 che porta questo sole: una piccola e fredda stella nana. La stella ha circa il 40 per cento della massa e delle dimensioni del nostro Sole e più o meno la metà della sua temperatura superficiale.

I tre pianeti individuati sono stati scoperti scandagliando migliaia di stelle alla ricerca di cali di luminosità dovuti al loro transito davanti al disco della stella. “Si tratta di un pianeta delle dimensioni della Terra e posto a una distanza dalla sua stella che lo rende potenzialmente abitabile per temperatura e luce”, hanno detto i ricercatori della NASA. I pianeti chiamati TOI 700 B, C e D presentano molte analogie dal punto di vista morfologico, tuttavia la peculiarità che rende l’ultimo così interessante è data dal fatto che è l’unico dei tre a trovarsi nella cosiddetta zona abitabile: non troppo lontano e non troppo vicino alla stella, dove la temperatura potrebbe consentire la presenza di acqua in stato liquido. Toi-700d è inoltre, circa il 20 per cento più grande della Terra e orbita attorno alla sua stella in circa 37 giorni, ricevendo l’86 per cento dell’energia che la Terra riceve dal Sole. “Naturalmente essere nella zona abitabile è una condizione necessaria ma non sufficiente per indicare definitivamente abitabile un pianeta. Toi-700d è un interessante candidato, ma per poter affermare che sia abitabile dovremmo confermare che abbia un’atmosfera”, ha riferito Giovanni Covone, astrofisico del Dipartimento di fisica dell’Università di Napoli Federico II.

Toi-700d non è certo il primo esopianeta che si rivela a noi, ma aiuta ad allargare quella lista di pianeti extrasolari potenzialmente abitabili cui tutt’oggi rinforza l’incessante desiderio per la ricerca di nuove forme di vita che pervade ognuno di noi.

a cura di Luigi Chianese

Tra poco lasceremo alle nostre spalle il 2019, con tutto ciò di buono e di brutto che ci ha offerto. Prima di farlo però, comunque esso sia stato per ognuno di noi, il 2019 ha deciso di spegnersi regalandoci uno dei più bei sguardi che potessimo mai rivolgere al cielo. Uno dei ritratti stellari più suggestivi e ipnotici che i nostri occhi abbiano mai visto. Uno spettacolo che vale tutti i soldi del biglietto, a cui auguro a tutti di assistere. 

Domenica 22 dicembre, una cometa “aliena” (cioè proveniente da molto lontano, persino al di fuori del nostro sistema solare) raggiungerà la minima distanza dalla Terra e sarà visibile anche con un buon telescopio. Si tratta della cometa 2I / Borisov, il secondo oggetto interstellare mai intravisto nella nostro piccolo cosmo (per questo “2-I”), scoperto dall’astronomo Gennady Borisov, da cui il nome della cometa. Soprannominata la “cometa interstellare di Natale” (proprio perché il suo passaggio si verifica in questo periodo dell’anno), 2I/Borisov appartiene a quella classe di oggetti spaziali che attraversando il cosmo, vagano per milioni di chilometri senza una meta stuzzicando la curiosità di tantissimi appassionati nonché degli scienziati stessi, i quali continuano ad interrogarsi sulle origini di questi fenomeni. Nel 2017 infatti, un oggetto interstellare è stato osservato nel nostro sistema solare per la prima volta: la cometa Oumuamua. A differenza della cometa Borisov, Oumuamua fu visto per la prima volta dopo che aveva già fatto il suo passaggio più vicino alla Terra, quindi c’erano poche opportunità di studiarlo da vicino. La cometa Borisov è stata osservata ad agosto e gli scienziati sono già stati in grado di determinare che è molto diversa da Oumuamua, il che offre ancor più spunti di riflessione su quanto conosciamo poco l’Universo e quanto esso abbia voglia di celarsi a noi. 

La cometa può essere visibile per giorni mentre continua il suo viaggio. Un pericolo è rappresentato dal Sole, infatti al suo avvicinarsi, le sue radiazioni faranno sì che la cometa si sgretoli lentamente fino a diventare polvere mettendo fine alla visione di questo spettacolo mozzafiato. L’oggetto sarà visibile nei pressi della costellazione dell’Idra e del Cratere, nel cielo meridionale. Un’altra cometa che regalerà spettacolo sarà C/2017 T2 PanSTARRS, che il 29 dicembre raggiungerà la minima distanza dalla Terra. Sarà osservabile tutta la notte nel cuore della costellazione della Giraffa. 

Per gli scienziati, la speranza è di risalire all’origine della cometa, studiarne la forma e le dimensioni per capire meglio la genesi del fenomeno.

Per noi tutti, la speranza è che questa cometa possa mettere un punto a tutto ciò che quest’anno è andato male, che possiamo imparare dai nostri errori e rialzarci con più forza di prima per tornare a rincorrere i propri sogni. Questo è l’augurio che faccio a me. Questo è l’augurio che dedico a te, caro lettore/lettrice, ringraziandoti del tempo dedicatomi ogniqualvolta giungi alle righe conclusive di ogni articolo. 

Grazie e… Buon Anno nuovo.