a cura di Elenio Bolognese

Nel nostro ordinamento, al momento, non esiste una definizione chiara di “ambiente”: se da un lato, la Costituzione non ne prescrive una tutela diretta, dall’altro nella stessa Costituzione, per via giurisprudenziale, si trovano degli articoli che sanciscono una forma di tutela “indiretta” nei confronti dell’ambiente. Perciò, l’art. 9 stabilisce che «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione», l’art. 32 «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività» e l’articolo 117 II comma «Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: […] tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali». Volendo approfondire la questione, la Corte di Cassazione ha affermato che «(ambiente è) il contesto delle risorse naturali e delle stesse opere più significative dell’uomo» (sent. n. 9727/1993) e che «si è distinto tra ambiente quale risulta dalla disciplina relativa al paesaggio, ambiente preso in considerazione dalle norme poste a protezione contro fattori aggressivi (difesa del suolo, dell’aria, dell’acqua etc.), ed ancora, ambiente quale oggetto di disciplina urbanistica e di tutela del territorio».          

Ma quali tipi di norme garantiscono la tutela dell’ambiente? In primo luogo, le c.d. “leggi speciali”, realizzate ad hoc per la tutela di una risorsa, che generalmente prescrivono una sanzione pecuniaria o detentiva per i trasgressori; in secondo luogo, alcune norme codicistiche, rintracciabili nel Codice Penale e nel Codice Civile, che hanno come fine ultimo la tutela degli interessi umani, e solo indirettamente delle risorse ambientali di cui l’uomo dispone.

Ambiente & diritto, analisi storica                                                                                                          

Nel belpaese, anche se nel 1966 è stata realizzata una legge contro l’inquinamento atmosferico (c.d. antismog, n.615/1966), la prima legge a tutela dell’ambiente è la c.d. Legge Merli, per la tutela delle acque (n.319/1976). Questo atto normativo introduceva norme, poi aggiornate nel corso degli anni, riguardanti gli scarichi di tutte le acque e le fognature. L’anno successivo, un’altra legge ha stabilito che la fauna selvatica fosse patrimonio indispensabile dello Stato, quindi soggetta a tutela statale. In seguito, la legge n.431/1985 (c.d. legge Galasso) ha posto sotto tutela alcuni beni paesaggistici e beni ambientali.                                                                                                                                                        

Con la legge n.349/86 viene istituito il Ministero per l’Ambiente e vengono stabiliti tre principi fondamentali: il danno arrecato all’ambiente colpisce l’intera collettività, per cui lo Stato (o gli altri enti pubblici) hanno l’obbligo di imporre il risarcimento da parte dell’inquinatore; le associazioni ambientaliste e ogni cittadino possono denunciare gli atti che danneggiano l’ambiente; qualsiasi opera pubblica può essere permessa solo dopo aver valutato l’”impatto ambientale”, cioè la compatibilità dell’opera con l’ambiente circostante, valutata con perizie tecniche. Al Ministero si affianca il SINA (Sistema Informativo Nazionale Ambientale), di cui fanno parte: i PFR (Punti Focali Regionali) e gli ARPA (Agenzie Regionali e Provinciali); e l’ISPRA, Istituto superiore per la protezione e la Ricerca Ambientale, creato nel 2008.

A cura di Marco Terrana

Non siamo soli su questo mondo. Sono 100 trilioni (unità più, unità meno), di circa 3000 specie, i microbi che proprio in questo istante risiedono e vivono su e con ciascuno di noi. Spaventoso? Potrebbe esserlo ma è tutto normale! 

Da sempre l’uomo, munito di estrema curiosità, si è spinto nella ricerca dell’introvabile fino a scrutare il cielo per cercare nuovi esseri viventi dimenticando, ma non del tutto, che proprio sul nostro organismo abitano un’infinità di microorganismi divisi tra virus, batteri, funghi e parassiti che compongono il nostro microbioma! 

Andiamo per gradi: cos’è il microbioma? È l’insieme del materiale genetico di tutti i microbi, ciascuno diverso dall’altro, che ci caratterizza e che gioca un ruolo chiave per la nostra sopravvivenza.

La scienza che si occupa di ciò è la microbiologia, che studia l’interazione tra gli animali (e quindi anche la nostra specie) e i microorganismi. È una scienza tutta da scoprire ma che desta, soprattutto oggigiorno, un grande interesse sia dal punto di vista medico-sanitario che da quello industriale dato che è strettamente correlata al concetto di igiene,  altamente sfruttato per fini commerciali.

I microbi che convivono con noi hanno, se pesati, una massa di 1.5 kilogrammi: poco più del nostro cervello e poco meno del fegato! Questo enorme insieme di esseri viventi ci rende un cosiddetto “superorganismo” ancora tutto da studiare; i ruoli del nostro microbioma variano infatti dal metabolismo del cibo alla produzione di vitamine, dal rafforzamento del sistema immunitario alla protezione contro infezioni e, per questi motivi, i batteri dovrebbero essere visti come colonizzatori benevoli piuttosto che invasori. 

È giusto tuttavia parlare di microbiomi, al plurale, dato che quello umano non è l’unico, ma che ogni singolo ambiente ne ha uno proprio e caratteristico : il microbioma marino, ad esempio, o quello atmosferico o ancora quello terrestre. Sono tutti da salvaguardare poiché, nel loro insieme, contribuiscono notevolmente alla sicurezza e allo sviluppo delle funzionalità del nostro corpo! 

Nonostante l’importanza dei microorganismi sia scientificamente assodata, nell’ultimo decennio è scoppiata una guerra all’ultimo microbo che ha avuto come conseguenza uno smisurato commercio di prodotti antibatterici e battericidi (come quelli che promettono di eliminare  il 99.9% dei batteri), come prodotti per l’igiene della casa o gel per le mani che risultano essere non solo dannosi per la nostra salute, rendendoci più vulnerabili alle infezioni, ma anche pericolosi per l’ambiente, e che dovrebbero essere usati solo in ambito medico-farmaceutico. Per rimuovere i batteri bastano infatti solamente dell’acqua e sapone: lavarsi le mani, o più in generale un’igiene personale adeguata, è sufficiente a rimuovere (spostare) i batteri senza necessariamente sterminarli. 

Per mantenere invece stabile la nostra flora batterica, come quella intestinale, è utile consumare prodotti probiotici o più in generale yogurt freschi, latte, cereali, tofu o prodotti sott’aceto che contengono di fatto un alto numero di microorganismi ( come i fermenti lattici) che portano benefici al microbioma già esistente.

Oggigiorno la ricerca sta facendo passi da gigante scoprendo quanto i microbiomi possano aiutarci in diverse patologie, dando la possibilità di sviluppare terapie alternative e meno invasive. Basti pensare che recenti studi hanno dimostrato che nei bambini che vivono in casa con un animale domestico, proprio a causa dell’esposizione a microbi estranei, l’incidenza di sviluppo di allergie e asma diminuisce notevolmente rispetto ai bambini che vivono in ambienti senza animali.( fonte:The Center for Ecogenetics and Environmental Health)

Impariamo quindi a conoscere ciò di cui siamo fatti e non lasciamoci trasportare da pubblicità ingannevoli ricordandoci sempre che come in molte situazioni, i rimedi più semplici sono anche i migliori come, ad esempio, l’acqua e il sapone!

Il termine acqua alta è un’espressione veneziana, poi mutuata dall’italiano, che indica il fenomeno dei picchi di marea particolarmente pronunciati che si verificano con periodicità nell’Adriatico settentrionale e con particolare intensità nella laguna di Venezia tali da provocare allagamenti nelle aree urbane di Venezia e Chioggia e, molto più raramente, di Grado e Trieste. Il fenomeno è frequente soprattutto nel periodo autunnaleprimaverile con particolari condizioni meteorologiche quando si combina con i venti di scirocco, che spirando dal canale d’Otranto lungo tutta la lunghezza del bacino marino, impediscono il regolare deflusso delle acque, o di bora, che ostacolano invece localmente il deflusso delle lagune e dei fiumi del litorale veneto.

Il livello di marea è determinato da due contributi:

  • La marea astronomica, dipendente dal moto degli astri, principalmente la Luna e in proporzione minore il Sole e via via tutti gli altri corpi celesti, e dalla geometria del bacino. Il contributo di questi fattori è soggetto a pochissime incertezze ed è regolato da leggi di meccanica fisica, quindi può essere calcolato con elevata precisione anche con anni di anticipo.
  • Il contributo meteorologico, che dipende da moltissimi fattori variabili, quali direzione e intensità dei venti, campi barici, precipitazioni eccetera, tutti legati da relazioni complesse e regolati da leggi fisiche di tipo statistico-probabilistico, prevedibili solo a pochi giorni di distanza e con un’approssimazione crescente con l’anticipo della previsione.

Sul litorale veneto, oltre alle suddette concause, producono effetti negativi sul deflusso delle acque anche i venti di bora, i quali, spirando dai quadranti nordnordorientali, rallentano lo scarico idraulico delle lagune e dei fiumi. In particolare, nella Laguna Veneta, la bora, spirando attraverso le bocche di porto, può impedire al mare di ricevere l’onda di ritorno di marea, incrementando gli effetti del picco successivo. 

Nei periodi di maggior frequenza del fenomeno dell’acqua alta, si predispone un sistema di passerelle, ovvero tavole di legno appoggiate su supporti in ferro che creano percorsi “asciutti” per i principali snodi della città, garantiti fino ad un livello di marea di +120 cm, oltre il quale alcune passerelle potrebbero iniziare a galleggiare. La prima testimonianza certa di estesi allagamenti nella laguna di Venezia è fatta risalire alla famosa Rotta della Cucca del 17 ottobre 589 narrata da Paolo Diacono, quando la contemporanea esondazione di tutti i fiumi compresi tra il Tagliamento e il Po trasformò l’assetto idrogeologico lagunare. 

Dal 2003 è in corso di realizzazione il progetto MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico che abbreviato si chiama Mose) che dovrebbe permettere l’eliminazione delle acque alte eccezionali per mezzo di barriere mobili ancorate al fondo delle bocche di porto della laguna ed azionabili attraverso un sistema pneumatico in modo tale da isolare la laguna dal mare durante il passaggio del picco di marea. L’opera è stata pensata negli anni ’80 per difendere Venezia e la sua laguna dall’acqua alta superiore ai 110 centimetri. Il sistema di dighe mobili, la cui realizzazione è stata autorizzata dal ‘Comitatone’ del 3 aprile 2003 e i cui lavori sono partiti lo stesso anno a opera del Consorzio Venezia Nuova, che operava per conto del Magistrato delle Acque di Venezia, emanazione del ministero delle Infrastrutture.

Con l’opera si prevede di chiudere le barriere in occasione di maree superiori ai 110 cm, lasciando ad altri interventi (in special modo il rialzo del piano di calpestio) la risoluzione o la mitigazione dei casi inferiori. Tale livello rappresenta un compromesso tra la difesa dei centri abitati dalle acque alte e le esigenze di non modificare l’equilibrio ambientale e morfologico (soprattutto garantendo un adeguato ricircolo alle acque lagunari) e di garantire le attività portuali. La costruzione del MOSE è iniziata circa quindici anni fa, ma è stata caratterizzata da grandi ritardi e imprevisti: attualmente l’opera è realizzata al 94 per cento, secondo i suoi costruttori, e la data annunciata per la sua entrata in funzione è la fine del 2021

Venezia però dev’essere salvata, lo deve essere alla luce di ciò che è successo la sera del 12 novembre 2019 e lo deve essere anche alla luce di ciò che continuano a dirci gli scienziati in tema di cambiamenti climatici. Il livello globale dei mari sta salendo di 3,3 millimetri all’anno e sappiamo che questo aumento è guidato dai cambiamenti climatici. Nel XX secolo si è vista una crescita di 11-16 centimetri e – anche con un immediato e netto taglio delle emissioni di CO2, potremmo osservare un ulteriore aumento di 0,5 metri.

Speriamo che a Venezia venga presto ritirato l’allarme e che non ci siano stati ingenti danni. Come ha rassicurato il Primo cittadino della “Serenissima”, il Dott. Brungaro: << Ci rialzeremo come la Fenice, l’importante è che il Paese sia unito >>.

Gisella Carullo